Alcuni stralci da "Viaggio nelle Metropolis"
- Ascolta il discorso di introduzione
- Leggi la presentazione della serata:
"L'idea che ispira questo viaggio nelle metropoli è quella di riuscire a rendere l'immagine di una città sempre più frammentata e divisa, abitata da antiche paure.
Cittadine di recenti dimore:
Dimora della sicurezza ad ogni
costo, delle ronde, dei divieti di poter manifestare le proprie idee
nelle strade in cui qualcuno le possa ascoltare,
dimora del clandestino che meglio in mare o nei CPT o CIE che vicino a casa mia,
dimora che il migrante è anzitutto sospetto,
dimora che il lavoro ringrazia che ce l'hai, anche se sei precario minacciato e sfruttato,
dimora in cui il senza fissa dimora ora va schedato perchè non ha una dimora,
dimora della politica ma fino ad un certo punto,
dimora degli sgomberi,
dimora della legalità ad ogni costo,
dimora in cui, per la giustizia sociale... mi dispiace ma è tutto pieno.
Questa è la storia di un viaggio nelle metropoli del futuro il cui spunto è offerto da tre grandi geni del passato:
Fritz Lang attraverso il suo Metropolis del 26, Kurt Vonnegut con Piano Meccanico pubblicato nel 52, Osamu Tezuka conosciuto in patria come Manga no Kamisama, il dio dei manga, con il suo Metropolis del 49, spunto che sarà recepito dall'occhio del presente con la trasposizione del manga nel film di animazione Metropolis di Rintaro 2001.
Il viaggio nelle metropoli in cui ciascuno dei nostri autori ci accompagna vede contrapposti gli uomini e le macchine.
Quelle macchine un tempo create dalla conoscenza degli uomini dal loro know how.
Quelle macchine ora dominanti attraverso la propria intelligenza artificiale
Solo
i potenti manager dell'industria i tecnocrati i burocrati che
controllano le macchine sono, in una società dove la classe media è
sparita, i privilegiati della classe superiore
In ciascuno di questi viaggi, in modo diverso, gli scarti del
processo industriale, coloro che non appartengono alla classe
dominante, sceglieranno di ribellarsi e lo faranno scagliandosi contro
le macchine contro i robot, colpevoli a loro giudizio di aver reso
inutili gli esseri umani
Le macchine avevano vinto perchè erano più efficienti e affidabili
nella logica della produzione, esse erano state in grado di dequalificare il lavoro muscolare. Eppure quelle macchine quei robot in
sé per sé erano amabili quasi attraenti avevano talvolta le stesse
nostalgie degli uomini.
La loro potenza simbolica nascondeva il loro stesso sfruttamento e
controllo, la loro riduzione in schiavitù non era diversa da quella che
era stata attuata nel passato verso gli esseri umani.
Gli uomini ora controllavano macchine che controllavano uomini.
Ma quei nuovi schiavi non potevano prescindere dalla natura per la
quale erano stati costruiti, rispondevano necessariamente ad una logica
di sfruttamento e controllo sull'uomo.
Essi erano parte integrante di quei sistemi che traducono le passioni
umane, i dubbi, il pensiero critico, il rifiuto del lavoro in una
percentuali di scarti crescenti quando si tratta di fissare il prezzo
del prodotto finale.
Di seguito un assaggio delle performance:
- Giovanni Di Iacovo accompagnato dalla chitarra di Chris Iemulo
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-
Marcello Cominelli e Barbara Leone leggono "Piano Meccanico" di Kurt Vonnegut
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- David Riondino legge Vonnegut
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- Stefano Benni con il suo "One Handman Jack"
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- Roberto "Freak" Antony recita Majakovskij
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