CRASH! e' un progetto che unisce precari, migranti, studenti e lavoratori nel comune desiderio di liberazione dalla catena produci-consuma-crepa, vogliamo attraversare la metropoli luogo del controllo, della repressione e della mercificazione della vita per costruire dal basso spazi di autonomia e protagonismo sociale.
Collocare sul territorio le lotte internazionali contro la globalizzazione capitalista e sperimentare pratiche di appropiazione collettiva contro un regime della privazione sempre piu' feroce e invadente.
Un'aggressione fascista a due ragazzi "vestiti nel modo sbagliato" nella notte tra venerdì e sabato scorsi in Piazza delle Mercanzie. Una sassaiola, premeditata, avvenuta nella serata di sabato 15 contro alcune frequentatrici dell'Atlantide all'esterno dello spazio all'urlo di "froci".
A coloro che sono state colpite da queste vili aggressioni va tutta la nostra solidarietà.
La destra radicale, mentre consolida le sue posizioni e la sua presenza in città, torna a manifestarsi per quello che è il suo portato omofobo, xenofobo intriso di quella barbarie razzista che sembra oggi avere così presa nei nostri territori. L'omofobia, il razzismo, la xenofobia sono il segno inconfondibile del progetto sociale che le destre neofasciste voglioni imporre nelle nostre città. Bologna oggi si trova costretta, ma di certo questo improvviso clamore sta solo a quanti sono stati miopi finora, a prendere atto della sua non impermeabilità al ritorno per le strade della violenza fascista, dello squadrismo cui le destre radicali hanno dimostrato di essere così votate in molte altre città.
Sono queste le forme alle quali i nostri territori vengono portati dalla desertificazione sociale e culturale, dalla negazione degli spazi di socialità, dalla rimozione delle strade e delle piazze come luoghi pubblici e attraversabili, dal tentativo di mettere a valore e razionalizzare in termini produttivi ogni aspetto delle nostre vite. La precarietà delle nostre esistenze viene rinarrata dalla destra neofasista, avallata e spronata spesso in questo dalle istituzioni, in termini di "allarme sicurezza", in campagne di terrore contro il "diverso", nel giustizialismo più sfrenato.
Torna oggi tragicamente all'ordine del giorno l'autodifesa di quanti immaginano una società aperta e accogliente, di quanti attivamente operano per costruirla, di quanti non rinunciano a riaffermare la propria identità di genere, antifascista, antagonista accodandosi alla paura e alla rassegnazione. Occorre oggi negare a questi soggetti i mezzi con i quali propagandano il loro odio, sottrargli terreno e agibilità politica, fare argine contro la barbarie razzista e omofoba, consci che nel progetto di una società meticcia sta la più efficace risposta.
Sono le piazze, le strade, gli spazi sociali di cui ci riappropriamo, che costruiamo seguendo i nostri bisogni e desideri, a darci la direzione verso cui muovere. Sono questi gli argini che frapponiamo al consolidarsi della destra fascista ed alle politiche che ad essa si ispirano.
Sta nel reclamare le strade e nel darsi nuove mete in vista del 22 novembre a Bologna, sta nella nostra vicinanza alla mobilitazione del 22 a Roma contro la violenza sulle donne, sta nei luoghi autonomi di autogestione ed autorganizzazione, nella loro conquista e nella loro difesa.
Siamo quella parte della città che ama vivere le strade e le piazze, che le difende dalla solitudine e dal silenzio.
Siamo quella parte della città aperta, accogliente e creativa che scaccia l'intolleranza, il razzismo, l'indifferenza.
Siamo quella parte della città che nessuno sgombero o ordinanza può fermare, ridurre al silenzio, costringere alla passività.
WE LOVE THE SPACE
Dj Gomes Omnidrive Le Petit Aviateur
Con il carburante dei desideri, la direzione dei movimenti,
CONQUISTEREMO NUOVE METE, seguendo il ritmo della nostra musica...
Meeting point Via Indipendenza angolo via Righi 17:30h
Nella giornata di oggi due centri sociali sono stati colpiti, all'insegna di provvedimenti di "sequestro preventivo" da attacchi della magistratura.
Tutta la nostra solidarietà va al PAZ di Rimini ed all'Horus di Roma, spazi che hanno rappresentato, per le proprie città, importanti ambiti d'autogestione, di produzione culturale autonoma, di socialità non mercificata e di elaborazione politica dal basso. Un attacco repressivo che, siamo certi, non fermerà la voglia di lottare e di riappropriarsi di nuovi spazi in cui dare continuità ai loro progetti. Anche in questo va la nostra solidarietà.
In una situazione in cui pezzi di società virano fortemente verso pulsioni intolleranti e razziste, spalleggiati e coccolati da politiche securitarie e da un allarmismo sociale creato ad arte da pezzi delle istituzioni, i centri sociali rappresentano nei territori un nodo cruciale da cui ripartire per prefigurare una società finalmente meticcia, un antidoto che già si realizza in quei processi culturali e politici di cui i centri sociali sono protagonisti. Oggi saper difendere e rilanciare, moltiplicare, la presenza di spazi di agibilità politica, di riaggregazione sociale è quantomai importante. In essi sta la capacità di tornare a plasmare i nostri territori sui nostri bisogni e desideri, di fare argine contro i nuovi barbari dell'intolleranza, di rilanciare la nostra progettualità politica, proprio laddove questo portato politico viene negato.
Ricorre, in questi casi, il ruolo che la magistratura arroga a sè: "sequestro preventivo" dicono gli atti degli sgomberi, "sequestro" quello che a giorni colpirà il Laboratorio Crash! di via Zanardi 106 a Bologna. Ad oggi senza precedenti nella storia giuridica italiana, questo rischia di essere il leit-motiv di una nuova estesa campagna del potere contro l'autonomia politica e sociale che questi luoghi rappresentano.
Di fronte ad una crisi verticale della rappresentanza, con una sempre più manifesta distanza delle istituzioni dalle esigenze di chi vive i territori, il potere non può permettersi l'esistenza di spazi sociali. La classe politica di oggi deve preservare sè stessa nelle sue vuote forme, deve perpetrare i propri privilegi e i propri affari, deve presentarsi come naturale e ineludibile. I conflitti sociali incrinano questa immagine: sta nelle mobilitazioni contro la riforma Gelmini, sta nei rapidi passi in più fatti a Milano in ricordo di Abba, sta in quanti lottano contro razzismo e fascismo per una società meticcia.
Nei conflitti abbiamo costruito la nostra storia.
Ed è per questo che oggi è tramite la magistratura che portano un attacco: non più atto di scelta politica, ma semplice procedura giuridica quella di sgomberare uno spazio, quella di negare il diritto all'abitare, quella di intimidire e rifiutare ogni forma di dissenso in quanto tale.
I bei sogni di un orizzonte legalitario e solidale caldeggiati da qualche sindaco sceriffo in cerca di maggior potere, il mito della sicurezza come bene comune da rincorrere con decreti e proibizioni tramontano con la destra radicale che torna ad uccidere per le strade, tramontano col volto tumefatto di un ragazzo "colpevole" di essere "diverso" agli occhi di qualche vigile.
Di fronte a questo crescente regime di disciplinamento e controllo, di negazione del diverso, di generale attacco alle nostre condizioni di vita, saper articolare forme di resistenza rimane come urgenza assoluta.
Non possiamo permettere che le lotte per la conquista di spazi sociali nei tessuti metropolitani vengano criminalizzate, rimosse come non-politiche.
In questo sta la scommessa di una assunzione collettiva della difesa di questi spazi.
Il Laboratorio Crash è ancora una volta sotto attacco. Dopo anni di autogestione, di produzione culturale e socialità alternativa, le istituzioni vorrebbero chiudere con un sequestro dei locali uno spazio pubblico, costruito dal basso e attraversato da migliaia di bolognesi e non. Un luogo che è servito e serve come centro di espressione e aggregazione dei soggetti esclusi della metropoli e delle intelligenze creative e artistiche più sensibili del panorama culturale italiano e non solo. Crash continua ad essere a Bologna un punto di incontro essenziale tra culture, biografie e linguaggi differenti, un luogo dove cognitari, migranti, studenti universitari e operai insieme immaginano e costruiscono pezzi di società meticcia che parla tutte le lingue del mondo e ama le differenze!
Per questa ricchezza sociale e culturale che abbiamo costruito in anni di autogestione crediamo che l'esistenza del Laboratorio Crash non possa essere messa in discussione dalla cecità e dalle manie repressive delle istituzioni: il Laboratorio Crash c'è e in dietro non si torna!
Dopo 6 sgomberi e la ripetuta richiesta di confronto sempre disattesa dalle istituzioni siamo ormai di fronte ad una chiara ed esplicita persecuzione politica nei confronti di quei soggetti sociali che occupazione dopo occupazione hanno trovato nel Laboratorio Crash il luogo adeguato per la loro espressione e organizzazione. Una persecuzione spregiudicata che mai ha accettato di prefigurare una soluzione differente al manganello e alla repressione. Per queste ragioni facciamo appello a chi crede che il diritto all'espressione politica e culturale e all'organizzazione sociale sia da difendere e tutelare, a dire chiaramente che il Laboratorio Crash non deve essere più oggetto di persecuzione e che i soggetti che lo costruiscono hanno il diritto come tanti altri ad esprimersi e ad organizzarsi liberamente.
In Italia si ripetono ormai settimanalmente omicidi, aggressioni e violenze ispirate da culture razziste, fasciste, omofobiche e intolleranti, i nostri quartieri quando non sono teatri di pestaggi razzisti e omofobici sono luoghi desolati di emarginazione ed eroina. Da sempre i centri sociali hanno costituito un antidoto culturale e politico a questa barbarie e pensiamo che oggi più che mai ci sia bisogno che nuovi spazi di aggregazione dal basso prendano vita e vengano difesi con le pratiche, i linguaggi, le musiche e i colori che li costruiscono.
Contro l'avanzata dei nuovi barbari facciamo appello a difendere il Laboratorio Crash! e ci rivolgiamo a tutti e tutte le compagne, i veri democratici, gli antifascisti, gli operatori della cultura, gli artisti, gli studenti medi e universitari, i cognitari, i precari, i migranti e gli operai per difendere uno spazio sociale che a Bologna, assieme ad altri, è una risorsa necessaria per impedire ai barbari del 2008 di scatenare la loro violenza e di costruire il loro progetto di società che è razzismo, esclusione, chiusura di spazi pubblici, solitudine e intolleranza.
Difendere Crash vuol dire continuare a credere che creatività, politica, cultura e protagonismo sociale sono il mix giusto da opporre alle destre e agli intolleranti!
Per adesioni all'appello: appello_crash@libero.it
Prime adesioni:
Valerio Evangelisti - Scrittore e redattore di Carmilla
Stefano Tassinari - Scrittore
Giovanni De Matteo - Scrittore vincitore del premio Urania 2006
Alberto Burgio - Docente universitario di Filosofia
Giuseppe Genna - Scrittore e redattore di Carmilla
Antonio Moresco - Scrittore
Mauro Cremonini - Odoya Editrice
Mario Rebeschini - Giornalista e fotoreporter
Roberto Serra - Fotografo e fotoreporter
Paola Veronesi Testoni - Galleria Testoni (Bologna)
Askatasuna - Ska Band (Bergamo)
La Skarola Klub - Ska Band (Bologna)
Skaramanzia - Ska Band (Catania)
Sergio "Omnidrive" Scanu (Bologna)
LaRoboterie (Roma)
Talco - Ska Band (Marghera)
One Droppers - Ska Band (Milano)
Giacomo Cellottini - Studente
Girolamo De Michele
Chris Iemulo
Zoon del connettivismo
Nicoletta Maldini
L'invenzione di un nemico esterno con cui giustificare e velare
l'incompetenza e l'inettitudine di un governo e di un regime politico,
diventa la motivazione per rafforzare in modo ingiustificato il
controllo sulla popolazione. Questo è da sempre un leit motiv
riscontrabile in ogni dottrina politica.
Il nuovo sistema di intercettazione di massa britannico, pubblicizzato
nelle ultime settimane con ampi ed ammiccanti servizi anche dai media
nostrani, avrà come obbiettivo la sorveglianza TOTALE di QUALSIASI
comunicazione (SMS, chiamate con cellulari, chiamate con telefoni
fissi, fax, e-mail, navigazioni sulla rete, transazioni bancarie e
possibilmente anche i bigliettini "d'ammore" ) dei flemmatici cittadini
inglesi. La giustificazione data in pasto all' opinione pubblica, a
metà strada tra la barzelletta, il coprifuoco e la legge marziale suona
più o meno così:
<< Dopo l'11 settembre la polizia ed i servizi segreti
stanno " dando la caccia ai siti jihadisti" (sic!). Non possiamo più
controllare "i criminali" o le sole le categorie a rischio. Non abbiamo
tempo. Quindi per semplificare questo gravoso ma indispensabile ( per
la vostra sicurezza ) compito controlleremo tutti voi. Tutto questo per
evitare un altro 11 settembre.
Ma non temete: chi non ha nulla da temere non ha nulla da nascondere. >>
Una delle frasi preferite di Goebbels ( ministro della propaganda durante il regime nazista ).
Questo è lo scenario di guerra permanente in cui viviamo oggi: il
conflitto bellico infuria su più fronti "esterni" ma si riverbera in
modo violento anche qui "all'interno" con il continuo decretamento
dello stato emergenziale: ogni giorno vengono creati ad arte nuovi
nemici di cui aver PAURA, messi alla gogna soggetti sociali non
conformi, che devono essere emarginati, repressi ( e possibilmente
sfruttati e uccisi " a norma di legge" ). Ma nella logica perversa
architettata minuziosamente dal potere, l'emergenza, emorragica,
inarrestabile, infinita come sembrano essere le guerre in corso, ha il
suo contraltare nel estensione infinita del controllo, che da incubo
totalitario si trasforma magicamente in uno strumento di legalità e
sicurezza a salvaguardia della "democrazia": un mezzo necessario per
poterla riaffermare sulla nostra pelle.
Internet è forse l'esempio più paradigmatico di questa situazione, il
luogo dove tendenze e pratiche "virtuali" anticipano con precisione
quelle "reali".
Le leggende della prima internet, descritta come anarchica, sono state
smentite da anni ed hanno lasciato spazio ad un quadro legislativo
internazionale fortemente repressivo, ad un complesso di architetture
su cui è costruita la rete non certo libertario e ad una realtà
economica ( quella del cosiddetto "web 2.0", dei monopolisti della
mediazione informazionale e del profitto derivante dal controllo e
dallo sfruttamento intensivo delle informazioni personali degli
internauti ) consolidata e trainante anche nel contesto finanziario
globale.
Per quanto sia indiscutibile che le nuove tecnologie abbiano
rappresentato e rappresentino un mezzo di comunicazione liberata (
dalle distanze, dai costi commerciali , dalla proprietà intellettuale e
dalle sue restrizioni per ciò che concerne la rielaborazione e la
diffusione dei saperi ) è altrettanto innegabile quanto esse siano un
mezzo di controllo sociale eccezzionale per la repressione e per il
potere ( sia esso economico o politico ).
La loro indispensabilità nelle relazioni sociali e nella comunicazione quotidiana le rende in questo senso un "giano bifronte",
in cui all'evidente aspetto positivo della nostra possibilità
comunicativa centuplicata corrispondono celate e sistematiche forme di
controllo e manipolazione delle nostre esistenze.
La società dell'informazione porta insomma con se i germi della società sorvegliata.
Ma che cosa sono precisamente la sorveglianza ed il tecnocontrollo? Chi o cosa è il loro obbiettivo?
La risposta è: tutti voi. O meglio: tutte le informazioni che vi riguardano.
Come?
I meccanismi di sorveglianza funzionano sotto il pelo dell'acqua,
funzionano proprio perché nessuno ( probabilmente seguendo in modo
inconsapevole ed ingenuo la logica hitleriana a cui accennavamo prima )
crede di avere alcunché da temere.
Ma è un errore immaginare i teleschermi orwelliani che leggono la
rivolta nei tuoi movimenti così come lo è immaginare l'omino buffo ed
annoiato che ti guarda da dietro ad un monitor annotando su un block
notes infrazioni o reati.
Spesso e volentieri la sorveglianza è qualcosa a cui ci si sottopone volontariamente
anche se spesso non se ne conoscono le conseguenze. E l'obbiettivo "la
repressione della micorcriminalità", la chiusura dei forum "terroristi"
o il perseguimento penale delle "truffe on-line".
L'obbiettivo è la catalogazione sistematica della vostra vita
per motivi tra di loro differenti: economici, politici, di controllo
sociale, polizieschi o semplicemente commerciali ( si perché le
informazioni che vi riguardano sono una miniera d'oro ).
Security handshake è un ciclo di seminari in cui intendiamo suggerire risorse pratiche e competenze volte alla difesa della privacy e della libertà di comunicazione e navigazione di TUTTI gli utenti ( non è necessario che tu sia un maestro super saiyan del free software per partecipare ) ed alla costruzione di una cultura di interazione in rete sicura per se e per gli altri.